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Claudio Guerrini a MaccheTiVù: «Il mio triplete su Rai1, Rai2 e Rai3»

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    Redazione
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Dalla radio alla televisione, passando nell’arco di pochi mesi per tutte e tre le principali reti Rai. Claudio Guerrini torna venerdì 21 agosto, in seconda serata su Rai 3, alla conduzione del Premio Bindi, prestigioso appuntamento dedicato alla canzone d’autore e all’eredità artistica dell’indimenticabile cantautore genovese. Una riconferma importante per il conduttore di RDS che, dopo Il Vitti su Rai 1 e UnoJazz&Blues Festival su Rai 2, completa così un singolare “triplete” televisivo. In questa intervista a MaccheTiVù racconta le emozioni legate alla serata di Santa Margherita Ligure, il rapporto tra radio e piccolo schermo, il suo lato più romantico e i nuovi progetti che potrebbero presto segnare un’ulteriore svolta nella sua carriera.


Claudio, venerdì 21 agosto tornerai in seconda serata su Rai 3 alla conduzione del Premio Bindi. Che cosa rappresenta per te questa riconferma?


Quelli bravi direbbero: «Un grande piacere e un grande onore». E io mi unisco a loro: è stato davvero bello essere riconfermati alla conduzione di un premio così importante, dedicato alla memoria di uno dei più grandi cantautori della scuola genovese e della musica italiana.


È il secondo anno consecutivo che accompagni il pubblico televisivo alla scoperta del Premio Bindi. Con quale diversa consapevolezza sei tornato sul palco di Santa Margherita Ligure?


Lo scorso anno è stato il mio esordio su quel palco e, come sempre, ho preferito entrare in punta di piedi, sostenuto dalla produzione, dalla grande squadra di autori e dalla mia compagna di avventura, Chiara Buratti, da anni protagonista di questa manifestazione.


Umberto Bindi è stato un artista raffinatissimo, ma forse non sempre celebrato quanto avrebbe meritato. Quale aspetto della sua eredità musicale emergerà maggiormente nel corso della serata?


Rispetto ai suoi straordinari conterranei Fabrizio De André, Luigi Tenco e Gino Paoli, forse Bindi è il cantautore meno pop e meno celebrato. Ma chi avrà la bontà di seguirci scoprirà, o riscoprirà, alcune delle sue creazioni più suggestive, eseguite da giovani di grande talento. Umberto Bindi si è sempre distinto per la grande raffinatezza, l’eleganza, la sensibilità e l’eccezionale capacità introspettiva. Credo e spero che tanti giovani e meno giovani vadano a riscoprire, magari su internet, le sue opere più rappresentative.


Condurre una serata dedicata alla musica d’autore richiede sensibilità, preparazione e capacità di ascolto. Come ti prepari ad appuntamenti di questo tipo?


Rispetto alla radio, la televisione ti obbliga – ed è un enorme piacere – a studiare e a informarti sui temi dei vari programmi. In questo caso, come lo scorso anno, sono andato sul web a riascoltare buona parte della discografia di Bindi, a ripassare alcuni aspetti della sua storia e a informarmi sui percorsi dei ragazzi in gara. Il resto lo lascio all’improvvisazione e alla voglia di sorprendere e sorprendermi con il fascino delle sette note e il talento dei protagonisti.


Negli ultimi mesi hai realizzato un piccolo “triplete” televisivo: Il Vitti su Rai 1, UnoJazz&Blues Festival su Rai 2 e ora il Premio Bindi su Rai 3. Che effetto ti fa poter dire di aver condotto su tutte e tre le principali reti Rai nell’arco dello stesso anno?


Oh, mamma mia, non ci avevo fatto caso e forse era meglio così… A pensarci bene, sono tre prodotti differenti, ma di grande qualità, non a caso collocati in seconda serata, probabilmente il momento in cui il pubblico è più attento e in grado di scegliere davvero quello che vuole vedere e ascoltare. Io stesso sono un notturno, vivo più di notte che di giorno, e quella particolare collocazione si sposa perfettamente con il mio modo di essere. Ringrazio la Rai, le produzioni, gli autori e il mio manager, l’avvocato Angelo Maietta, per aver creduto e per continuare a credere in me. Non do mai nulla per scontato e sono grato per ogni singola opportunità che mi viene affidata. Cerco sempre di ripagare questa fiducia con professionalità e impegno, portando buoni risultati sia in termini di ascolti sia di qualità.


Queste tre esperienze sono molto diverse tra loro: il cinema e lo spettacolo con Il Vitti, la grande musica internazionale con UnoJazz&Blues Festival e il cantautorato con il Premio Bindi. Quale lato di te ha fatto emergere ciascuna conduzione?


Non c’è alcun dubbio che i due eventi musicali mi abbiano coinvolto in quanto storico conoscitore di musica, anche se in ambiti diversi da quelli che frequento con la radio. Le improvvisazioni del jazz rappresentano gli alti e bassi del mio umore, mentre le note dolcissime e malinconiche di Umberto Bindi riescono a emozionare la parte più romantica, spesso nascosta, della mia anima. Ne Il Vitti ho invece tirato fuori, insieme alla collega Angela Tuccia, il mio lato più ironico e sarcastico, divertendomi a ripercorrere, con i tanti importantissimi ospiti presenti sul palco, i momenti più significativi della carriera e della vita privata della superba Monica Vitti. Ricordo ancora quei cinque minuti trascorsi a difendermi dalle battute pungenti e irriverenti di Iva Zanicchi, uno dei personaggi più follemente simpatici che abbia mai incontrato.


Consideri questo passaggio attraverso Rai 1, Rai 2 e Rai 3 un punto d’arrivo oppure l’inizio di una nuova fase della tua carriera televisiva?


Ma come? Un punto d’arrivo? Già? Faccio televisione da qualche anno e già mi volete dire che finisce qui… Per carità, sono stati anni di belle soddisfazioni, di grande impegno e coinvolgimento, ma mi piace pensare che siano prodromici a nuovi progetti, altrettanto interessanti e stimolanti.


Dopo tanti anni di radio, quanto del tuo modo di stare davanti al microfono di RDS porti anche nella conduzione televisiva?


Certamente la radio mi ha insegnato tantissimo: a comunicare, a raccontare, a sintetizzare e a improvvisare. Ma mi ha anche lasciato in eredità un piccolo grande difetto: quello di parlare un po’ troppo velocemente. Me ne rendo conto quando mi rivedo sullo schermo. Infatti, da qualche tempo, mi sto impegnando a rallentare, a fare qualche pausa in più e a valorizzare anche i momenti di silenzio. L’esatto contrario di quello che devo fare quotidianamente in radio.


Di recente hai pubblicato Ti cercherò per sempre, dedicato alla storia di due sorelle e ai venticinque anni della Fondazione Francesca Rava. Da quale esigenza personale è nato questo libro?


Dopo il mio primo libro, stavo cercando l’ispirazione per scrivere il secondo. Avevo avuto l’idea di raccontare la storia di alcune donne italiane che sono partite dal basso e si sono conquistate uno spazio pubblico rilevante nella storia recente del nostro Paese. Poi ho incontrato Mariavittoria Rava e ho capito subito che le vicende personali che l’hanno portata a ideare e costruire la meravigliosa Fondazione Francesca Rava meritavano un racconto importante e, quindi, lo spazio di un intero libro. Venticinque anni di storia straordinaria, migliaia e migliaia di bambini poveri aiutati in tutto il mondo, l’amore speciale tra due sorelle, la tragica scomparsa di Francesca e la decisione di Mariavittoria di fare del bene per eternarne la memoria. Un viaggio straordinario, incredibile e commovente allo stesso tempo. Spero di averlo rappresentato al meglio e che ogni singolo lettore, arrivato all’ultima pagina, possa sentire lo stesso brivido e provare le stesse emozioni che ho provato io durante la scrittura.


Quali saranno i tuoi prossimi impegni? C’è un progetto televisivo che sogni ancora di poter condurre?


Sì, come dicevo prima, dietro l’angolo c’è un progetto, anzi due, che potrebbero regalarmi ulteriori e inaspettate soddisfazioni. Io non sono scaramantico: passo tranquillamente dopo un gatto nero, non mi formalizzo se si rompe uno specchio e mi vesto di viola se mi va. Ma tutti mi dicono che, nell’ambiente televisivo, è meglio non svelare o anticipare progetti che non siano sicuri e firmati al cento per cento. Per una volta mi adeguo alla maggioranza e non vi dico altro. Mi auguro, però, che tornerete presto da me, appena sarò in grado di raccontarvi tutto. Viva la radio e viva la TV, specialmente se ideate, prodotte e condotte con passione e professionalità. Più che tanta TV, vorrei fare bella TV. So che non è facile, ma ce la metterò tutta!

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