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Gerry Scotti al Corriere, dalle fake news alla sfida leale con Stefano De Martino

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    Redazione
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Gerry Scotti rompe il silenzio. In una lunga intervista al Corriere della Sera, il conduttore torna sulle accuse, mai supportate da prove, lanciate da Fabrizio Corona su presunte relazioni con le “letterine” di Passaparola tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. E lo fa con parole nette, senza alzare i toni, ma chiarendo una volta per tutte la sua posizione.


Scotti parte da una riflessione più ampia sul clima mediatico e sui social: «Ho una discreta dimestichezza nell’uso dei social e in questi anni ho potuto constatare di persona che le buone notizie o le verità vengono accolte tiepidamente. A volte passano inosservate, mentre le fake news hanno un riscontro ben più rilevante. Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro». Un meccanismo che, secondo il conduttore, genera odio e cattiveria ingiustificabili.


Entrando nel merito delle accuse, Scotti le definisce senza mezzi termini «semplicemente false». Le presunte rivelazioni riguarderebbero fatti di circa venticinque anni fa e, ironizza amaramente, «mi sopravvalutano attribuendomi relazioni con più di trenta ragazze». La sua risposta è diretta: basterebbe chiedere alle dirette interessate. «Sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false».


Ma l’aspetto che più lo colpisce non è l’attacco personale. È ciò che ricade sulle ex letterine. «Nessuno ha pensato alle ragazze», sottolinea. In quello che definisce un vero e proprio “tritacarne mediatico”, Scotti ricorda che non si parla di figurine o personaggi astratti: «Non sono pupazzi, bambole di pezza. Sono donne che meritano rispetto oggi come allora». Donne che oggi hanno una vita diversa, professioni, famiglie, figli che si trovano esposti a falsità imbarazzanti. «Senza rispetto, senza un minimo di sensibilità».


Dall’attualità alle buone notizie televisive. L’intervista è anche l’occasione per parlare del grande momento de La Ruota della Fortuna, che continua a macinare ascolti importanti. «Quando apro l’ultima busta al tabellone finale a volte il picco arriva anche al 35% di share. Vuol dire più di uno spettatore su tre che segue il programma», racconta con soddisfazione.


Impossibile non citare il confronto, ormai quotidiano, con Stefano De Martino e Affari Tuoi. Un confronto che Scotti vive con grande serenità. «Ci scriviamo messaggi», rivela. L’ultimo, firmato proprio da De Martino, è diventato quasi una battuta tra addetti ai lavori: «“Ammazza Gerry abbiamo fatto undici milioni con i nostri due programmi”. I Pacchi e la Ruota sommati fanno come Italia-Argentina».


Nessuna guerra, però. «Non si può stare tutti i giorni a guardare i numeri dell’Auditel, se lo fai dai fuori di matto», spiega. Per Scotti la televisione non è una battaglia all’ultimo sangue, ma una competizione che richiede rispetto reciproco. «Noi esistiamo perché esiste anche l’altro e dobbiamo sempre riconoscere la qualità dell’avversario». Il paragone finale è sportivo e significativo: «Con Stefano abbiamo una competizione leale, sana. Mi piacerebbe dire che siamo come Sinner e Alcaraz».

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