Media & Entertainment: +2,8% nel 2025, ma la vera crescita è nello streaming


L’Area Studi Mediobanca ha analizzato l’evoluzione del settore Media & Entertainment (M&E) a livello internazionale e italiano, concentrandosi sulla crescita dello streaming, sull’impatto dell’intelligenza artificiale, sulla competizione tra televisione tradizionale e piattaforme digitali e sul processo di consolidamento del settore.
Nel 2025, i 25 principali gruppi internazionali privati del settore hanno raggiunto un fatturato complessivo di 362,8 miliardi di euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024. Gli operatori statunitensi continuano a dominare, generando l’84% dei ricavi. Il principale motore di crescita è lo streaming: i ricavi degli abbonamenti Video on Demand sono aumentati del 13,4% e rappresentano il 22,2% del giro d’affari. Al contrario, diminuiscono pubblicità, pay TV tradizionale e produzione e distribuzione di contenuti. Netflix mantiene la leadership mondiale con oltre 300 milioni di abbonati, seguita da Amazon Prime Video e Disney.
Il settore sta attraversando anche una fase di consolidamento, con importanti acquisizioni e offerte tra grandi gruppi internazionali. Le operazioni puntano a ottenere maggiori economie di scala, rafforzare la presenza nello streaming e aumentare il ruolo delle piattaforme digitali nella distribuzione e nella monetizzazione dei contenuti. Nel 2025 migliora anche la redditività: l’EBIT margin medio sale al 14,3%.
In Italia, nel 2024 i principali operatori Media & Entertainment hanno aumentato i ricavi del 7,4%, grazie soprattutto alla crescita dello streaming, della pubblicità e, in parte, della pay TV tradizionale. Il mercato rimane concentrato: Rai, Sky e Mediaset producono insieme circa il 63% del fatturato. Rai è il primo operatore con 2,8 miliardi di euro di ricavi, seguita da Sky con 2,3 miliardi e Mediaset con 2,1 miliardi. Crescono inoltre piattaforme come Netflix, Prime Video, Disney+ e Dazn. Gli occupati dei principali operatori diminuiscono del 3,8%, mentre l’EBIT margin torna positivo, al 2,5%.
Nel 2025, il settore radio-televisivo italiano raggiunge 9,6 miliardi di euro di fatturato. Crescono gli abbonamenti web, mentre diminuisce la pay TV tradizionale. Lo streaming rappresenta ormai il 59,4% del mercato della pay TV. La pubblicità televisiva cala del 2,6%, mentre quella radiofonica cresce del 2,1%. Le piattaforme digitali raccolgono oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali. Internet è diventato la principale fonte di informazione per gli italiani, anche se i media tradizionali mantengono livelli di fiducia più elevati.
Per quanto riguarda il servizio pubblico europeo, la Germania possiede il sistema radiotelevisivo più grande, seguita da Regno Unito e Francia. L’Italia, con Rai, ha dimensioni più contenute, ma presenta un modello di finanziamento caratterizzato da un canone più basso rispetto agli altri principali Paesi europei: 90 euro all’anno, pari a 0,25 euro al giorno. La diffusione delle piattaforme digitali e il cambiamento delle abitudini di consumo rendono necessario ripensare le modalità di finanziamento del servizio pubblico, garantendo comunque risorse stabili per sostenere informazione, cultura, pluralismo e industria audiovisiva.
Per il 2026 si prevede un’ulteriore crescita internazionale del settore, trainata soprattutto dal Video on Demand, dalla pubblicità e da parchi a tema e merchandising. La pay TV tradizionale dovrebbe invece continuare a diminuire. In Italia è prevista una crescita più moderata, tra il 4% e il 5%, sostenuta anche dai grandi eventi sportivi del 2026, dalla diffusione della pubblicità sulle piattaforme streaming e dai nuovi canali digitali. Tuttavia, la pubblicità tradizionale mostra segnali di debolezza, mentre il digital advertising continua a crescere.




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